Apr 22, 2013 - Estratti    1 Comment

Estratto dall’ebook “non rubate i sogni”

 

Centocinquanta anni fa, gli adulti si sono opposti al lavoro minorile. Bambini a basso costo portavano via il lavoro agli adulti.

 

Sicuramente c’era una qualche forma di indignazione morale quando un bambino di 7 anni perdeva delle dita di una mano o veniva sfruttato sul lavoro, ma la razionalità economica veniva prima.

 

I proprietari delle fabbriche insistevano sul fatto che perdere i bambini lavoratori sarebbe stato catastrofico alle loro industrie e ce la misero tutta per tenere i bambini al lavoro, argomentando che non potevano permettersi di assumere adulti. Tutto questo fino al 1918, quando venne introdotto il sistema nazionale di istruzione obbligatoria.

 

Alla base delle ragioni usate per far accettare questa grande trasformazione agli industriali, c’era l’idea che bambini educati sarebbero diventati lavoratori più compiacenti e produttivi. Il nostro sistema attuale di insegnare ai bambini a stare seduti in file perfette e di obbedire a delle istruzioni non è infatti casuale: si tratta di un investimento per il nostro futuro economico.

 

Il piano: scambiare salari a breve termine di bambini lavoratori con una produttività più a lungo termine, dando ai bambini un vantaggio nell’imparare a fare esattamente quello che gli viene detto.

 

L’educazione su larga scala non è stata sviluppata per motivare i ragazzi o per creare degli studenti.

È stata inventata per sfornare adulti che avrebbero lavorato bene nel sistema.

 

 

La quantità era molto più importante della qualità, idea che avevano anche molti industriali.

 

Tutto questo naturalmente funzionò. Ne sono seguite molte generazioni di lavoratori produttivi e a tempo pieno. Ma adesso?

 

Il vincitore del premio Nobel per l’economia Michael Spence ha detto molto chiaramente: ci sono tradable jobs (fare cose che potrebbero essere fatte da qualche altra parte, come costruire automobili, disegnare sedie, e rispondere al telefono) e non-tradable jobs (come tagliare il prato o cucinare).

 

C’è qualche dubbio sul fatto che bisogna tenere il primo tipo di lavori nella nostra economia?

 

Purtroppo Spence riporta che dal 1990 al 2008 l’economia statunitense ha creato solo 600.000 tradable jobs.

 

Se fai un lavoro dove qualcuno ti dice esattamente cosa devi fare, quel qualcuno troverà

sicuramente altre persone meno costose di te per farlo. E nonostante questo, le scuole stanno sfornando ragazzi che si ostinano a cercare lavori per i quali il capo gli dirà esattamente cosa fare.

 

 

Vedete anche voi l’incongruenza? Ogni anno sforniamo milioni di lavoratori a cui è stato insegnato di fare un lavoro che andava bene anche nel 1925.

 

Il patto (tirare fuori i bambini dalle fabbriche così da potergli insegnare a diventare degli operai migliori una volta adulti) ci ha spinto ad intraprendere una corsa che alla fine ci porterà sul fondo.

 

Alcune persone pensano che dovremmo diventare il paese più economico e semplice per l’approvvigionamento di lavoratori a basso costo e obbedienti che facciano quello che gli viene detto.

 

Il fondo non è un buon posto dove stare, una volta che ci siete arrivati.

 

Mentre ci stiamo preparando a celebrare il novantatreesimo anno dell’educazione pubblica universale, a me viene in mente una domanda con cui ciascun genitore e cittadino si dovrebbe confrontare: stiamo approvando, spingendo, o addirittura permettendo che le nostre scuole (incluse la maggior parte di quelle private) continuino in quella strategia sicura ma destinata a morire, di sfornare operai prevedibili, facilmente ricambiabili e mediocri?

 

Fino a quando accoglieremo (o addirittura accetteremo) test standard, la paura della scienza, tollereremo pochi sforzi nell’insegnare la leadership, e più di tutto, l’imperativo burocratico di trasformare l’educazione nella stessa fabbrica, saremo nei guai.

 

La rivoluzione post-industriale è qui. Ci tenete abbastanza ad insegnare ai vostri figli come trarne vantaggio?

 

 

A cosa serve la scuola?

 

 

 

Sembra una domanda così ovvia che sembra inutile rispondere. E nonostante questo, ci sono molte risposte possibili. Eccone alcune (qui mi riferisco alle scuole pubbliche o private largamente diffuse, dalle elementari alle università):

 

·        Per creare una società che sia culturalmente coordinata.

·        Per promuovere la scienza e la conoscenza e continuare ad informarsi per la bellezza di farlo.

·        Per innalzare la civiltà mentre si danno alle persone gli strumenti per prendere decisioni consenzienti.

·        Per educare le persone a diventare lavoratori produttivi.

 

Durante le ultime tre generazioni, sono nate moltissime scuole aperte a tutti, e questo significa che più persone stanno spendendo sempre più ore a scuola rispetto a prima. E i costi di queste scuole stanno crescendo ancora più velocemente, con miliardi di dollari spesi per far sì che le scuola diventi una cosa di massa.

 

Fino a poco tempo fa, la scuola faceva un ottimo lavoro per portare avanti solo uno di quei quattro obiettivi sociali di cui sopra. Per prima cosa, analizziamo gli altri tre:

 

Una società culturalmente coordinata: la scuola non è minimamente capace in questo rispetto ad esempio alla televisione. C’è un abisso tra l’esperienza culturale in una scuola di città senza fondi e sovraffollata e l’esperienza culturale in una scuola con discreti fondi della periferia. C’è una significativa distinzione culturale tra uno che abbandona gli studi alle superiori e un laureato di Yale. Ci sono opinioni discordanti su cose semplici come se sia utile o meno il metodo scientifico: dove siete andati a scuola dice molto su cosa vi è stato insegnato. Se l’obiettivo della scuola è quello di creare una base per una cultura comune, non è proprio riuscita in questo intento, nonostante ne sarebbe stata capace.

 

Informarsi per la semplice bellezza di farlo: spendiamo una fortuna per insegnare la

trigonometria a ragazzi che non la capiscono, non la useranno, e non spenderanno altro tempo delle loro vite a studiare matematica. Investiamo migliaia di ore per insegnare a milioni di studenti narrativa e letteratura, ma finiamo anche con insegnare alla maggior parte di loro a non leggere più per divertimento (uno studio ha dimostrato che il 58 per cento degli Americani non ha più letto per piacere personale dopo essersi diplomato). Non appena associamo il leggere un libro ad una verifica, abbiamo già sbagliato.

 

I requisiti per diventare professori universitari sono sempre più alti, ma è anche vero che sforniamo laureati che non sono in grado di insegnare e non sono particolarmente produttivi nella ricerca. Insegniamo un sacco di cose, ma la quantità di conoscenza davvero assorbita è minuscola.

 

 

 

 

Gli strumenti per prendere decisioni intelligenti:

 

Anche se praticamente tutti nel mondo occidentale sono passati attraverso anni di scuola obbligatoria, vediamo sempre più persone credere in teorie non fondate, decisioni sbagliate dal punto di vista economico, e progetti scadenti per comunità e famiglie.

 

La connessione delle persone con la scienza e le arti è debole a dir poco, e l’acume finanziario del consumatore è penoso. Se l’obiettivo era quello di innalzare gli standard del pensiero razionale, della investigazione scettica, e della creazione di decisioni utili, abbiamo fallito per la maggior parte dei nostri cittadini.

 

È per questo che sono convinto che la scuola sia stata creata per portare avanti un obiettivo particolare. Lo stesso che la scuola sta portando avanti per centinaia di anni.

 

I nostri nonni e bisnonni hanno costruito la scuola per insegnare alle persone ad avere un lavoro produttivo che potesse durare tutta la vita come parte dell’economia industrializzata. E ha funzionato.

 

Tutto il resto è una conseguenza, un effetto collaterale (alle volte un effetto felice) del sistema scolastico che abbiamo costruito per formare la forza lavoro che ci serviva per l’economia industrializzata.

Vorrei proporre una petizione

 

E’ l’era delle petizioni, e con le petizioni si sono raggiunti risultati anche significativi…

 

quasi quasi, se mi prendono i cinque minuiti mi metto di buona lena e apro una petizione per chiedere

che il voto per l’elezione del presidente della repubblica sia con scrutinio pubblico.

 

Il problema è che sono una bestia da terza elementare e le petizioni vanno scritte ad effetto per colpire il pubblico

al di là del messaggio che lanciano.

Se qualcuno di quelli che legge il blog e che è in grado di scrivere in un italiano corretto condividesse il mio pensiero

potremmo almeno provarci… vi lancio il sasso….

 

Non capisco perchè persone elette in rappresentanza del popolo debbano tenere oscuro al popolo stesso il loro pensiero ma soprattutto mi da tremendamente sui nervi leggere questo:

 

“Accolti in aula da sorrisi, applausi, risate e piccole ovazioni. E sul web da migliaia di post.

 I voti improbabili, le boutade dei grandi elettori durante la prima votazione per l’elezione del

nuovo Presidente della Repubblica. Da Valeria Marini a Raffaello Mascetti, il conte Lello che,

nel film “Amici Miei”, era interpretato da Ugo Tognazzi. Fino a Veronica Lario, l’ex moglie di

Silvio Berlusconi. Momenti che riescono a scardinare l’atmosfera tesa dell’emiciclo di Montecitorio

 e “scaldano” gli utenti dei social network”

 

tratto da:

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-presidente-repubblica-edizione2013/2013/04/18/news/i_voti_bizzarri-56920824/

 

 

Ho lasciato trascorre qualche ora per vedere se quella sensazione che provo dento poteva andare scemando pensando che a volte forse sono troppo “serio” su certe questioni.

 

Beh, sono passate diverse ore e sono sempre più incazzato invece.

Solitamente nel mio blog e in generale sono una persona molto pacata e misurata nei commenti, adoro le battute e la goliardia ma su certe questioni esigo serietà.

 

Bene, in questo momento sono incazzato e indignato molto più di come lo ero qualche giorno fa.

 

 

E’ mai possibile che persone pagate con soldi pubblici elette in rappresentanza del pensiero di un popolo

nel nome di uno stato che sta vivendo un periodo pessimo, al limite della decenza ma che vuole credere

ancora in quel piccolo velo di speranza che la dignità di persone del nostro passato ci fanno ancora immaginare di poter avere un futuro si trovino davanti alla possibilità di esprimere la loro opinione con una mano sulla coscienza e una sul cuore nel nome del futuro di questo paese, nel nome del futuro dei loro figli e nel rispetto dei loro padri o nonni si rechino nel luogo dove questa possibilità diventa una responsabilità e votino nomi come Mascetti, la Marini, Trapattoni e chi più ne ha più ne metta…

 

vorrei tanto chiedere a queste persone…

 

Ma che razza di uomo di merda sei tu che sei dove sei e hai la possibilità con un voto di esprimere la tua opinione che dovrebbe essere quella del popolo che ti senti di rappresentare, hai la responsabilità di poter influire sull’elezione di un PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA e voti Mascetti o Trapattoni (senza offendere i citati sia chiaro).

 

Che cosa hai nella testa, il gene della comicità devastante?? ma non ti è venuto in mente nemmeno per un attimo che non si sta votando per comporre i membri delle squadre di calcetto per la partitina di mercoledì sera???

ma non ti è venuto in mente nemmeno per un attimo che sei dove ti trovi grazie ad un sistema che ti ha permesso, probabilmente senza alcun reale merito o motivo concreto di aver la possibilità di nominare un uomo a rappresentanza di una parte di un periodo storico di un intero paese??

 

ma non ti è venuto in mente che il tuo voto IDIOTA è un occasione buttata nel cesso per provare a dare un segno che per una volta sia diretto agli interessi di migliaia di persone e non solo ai tuoi, che moralmente dovrebbero pure coincidere?

 

Ma non ti è venuto in mente nemmeno per un momento di pensare ” che cazzo sto facendo??? “

 

Se ti è venuto vorrei provare ad elencare le ipotesi che il tuo cervello può aver elaborato:

 

Pensiero A (elegante): Certo, lo so che è un voto buttato, ma tanto questo paese non cambierà, non posso cambiarlo io e non lo cambierà il mio voto, ci sono gli interessi economici e la mafia, vorrei ma non posso,  faccio il battutone così almeno strappo un sorriso..

 

Coscienza dispersa del Pensiero A: Demente, se il tuo pensiero è A dovresti capire che il ruolo che stai ricoprendo non è adatto a te, non meriti di ricoprirlo perchè non sei in grado di capire quando si tratta di giocare e quando si tratta di essere serie, con queste premesse come cavolo fai a pensare di poter rappresentare più persone quando non sei nemmeno in grado di governare il tuo pensiero.

 

Pensiero B (il rapido): Ma chissenefrega del voto e del presidente della repubblica, è una carica inutile, uno vale l’altro scrivo quello che mi passa per la testa.

 

Coscienza dispersa del Pensiero B: Credo sial il pensiero più probabile dei personaggi che hanno votato con questa irresistibile ironia..  Il pensiero A prevede anche un piccolo ragionamento a monte che penso sia improbabile frutto di una mente che vota la Marini.

Soltanto chi non è in grado di capire ne il ruolo che ricopre, ne le aspettative delle persone verso chi ricopre quel ruolo ne cosa significhi storia, stato, presente, passato e futuro ma che capisce benissimo i lussi che può permettersi quando una volta al mese vede il suo conto in banca sorridere.

Sei uno dei tanti che vive a sua insaputa, spero solo che un giorno non ti renda conto del perchè sei al mondo

 

Pensiero C (disfattista e approfittatore) : Il sistema è marcio, lo stato non mi aiuta, al voto non ci credo, io avrei la soluzione io avrei le idee ma contro lo schema delle istituzioni un uomo solo non può nulla. Voto ironico, voto di protesta.

 

Coscienza dispersa del Pensiero C: Ci mancava il genio, l’intellettuale, la mente.. tu, che saresti la soluzione globale ai problemi dell’umanità riusciresti a spiegarmi per quale motivo la tua onestissima coscienza e lealtà ti permette di continuare ad eleggerti rappresentante di un sistema a cui non credi? perchè fai parte di un gioco già scritto a cui tu ti opponi a parole ma adagi a fatti?

 

Pensiero D (il coraggioso) : ma si tanto nessuno saprà mai chi sono, non conosco i candidati, non ho voglia ne tempo di pensare butto li un nome e ci facciamo quattro risate.

 

Coscienza dispersa del Pensiero D: certo, figlia di ragionamenti così è la situazione dello stato italiano, delle aziende italiane, delle famiglie italiane, delle scuole italiane, della sanità italiana, della viabilità italiana. Il grosso problema, e non è nemmeno tuo, e che poi alla fine c’è perfino chi ride e chi applaude…

 

 

Con i possibili pensieri di queste persone mi fermerei, potrei aver già sopravvalutato ma tornerei sul punto iniziale.

 

Dicevo che sono arrabbiato e parlavo delle petizioni…siccome di fondo penso che queste persone siano diversamente coraggiose quindi discretamente codarde mi piacerebbe pensar di proporre una petizione che rendesse pubblico questo tipo di voto.

 

Io voglio sapere NOME E COGNOME di quelle persone che si sono divertite a fare i simpaticoni durante la votazione per l’elezione del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

sono cittadino italiano, quelle persone si trovano li anche in mia rappresentanza?? sono stipendiate anche dai miei centesimi di euro???

 

Bene allora io esigo di sapere come si chiama e che faccia ha quel mio rappresentante che durante la votazione ha citato quel tipo di persone io credo fermamente che sia un mio diritto conoscere e avere la possibilità di riconoscere vedendoli in faccia questi simpatici personaggi.

 

Rendete pubblici i loro stipendi e tenete segreti i loro pensieri, tenete segreto il loro modo di rappresentare noi cittadini il nostro pensiero e il loro modo di difenderlo e diffonderlo…io mi chiedo perchè????

 

di cosa avete paura???

 

(ho come la sensazione che se mai il voto diventasse pubblico questi voti nel cesso diminuirebbero drasticamente)

 

 

….mi raccomando, puntuali a chiederci i soldi per pagare i loro stipendi….

 

 

Ve li dò i centesimi di euro ma voi dateci da domani in poi i loro nomi.

 

 

(P.S. spero che non abbiate figli!!!!)

[il riferimento mi sembra chiaro]

Apr 19, 2013 - Riflessioni in Libertà    4 Comments

L’attenzione sul pensiero

Colgo l’occasione nata da una discussione e da un dibattito circa una frase pronunciata da Sandro Pertini sui giovani per illustrare una “mia teoria”  🙂

 

Dalla citazione della frase di Pertini “ I giovani non hanno bisogno di prediche, hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”  è nato uno scambio di pensieri  e opinioni sotto forma di commenti.

 

C’era chi difendeva a spada tratta Pertini, chi lo accusava senza remore, chi propagandava e chi riportava il giudizio di massa avente la percentuale più elevata probabilmente ignorando completamente la figura di Pertini ma eleggendosi a portavoce del pensiero più diffuso.

 

La cosa che mi ha colpito e che reputo un errore comune che a mio avviso può esser visto come una delle cause del degrado complessivo della nostra società è che su 130 commenti che mi sono letto ho notato che praticamente nessun commento era riferito alla frase ma tutti alla persona che l’ha pronunciata.

 

Io penso che idee e pensieri possono cambiare il mondo e che infondo non dovrebbe essere così fondamentale star li a giudicare la persona che li rende

Pubblici. 

 

Invece, io noto un abitudine costante e diffusa, nel commentare i pensieri altrui di farlo andando ad ispezionare vita, morte e miracoli della persona.

Questa abitudine andrebbe utilizzata quando per qualche ragione ci si trova a dare un giudizio su una persona, non ogni volta che la stessa apre bocca  o mente. Sono due momenti separati, sono due situazioni diverse.

 

Chi può escludere che una pessima persona possa avere una grande idea? Chi può escludere che una persona maligna possa avere un idea che potrebbe anche far del bene? E viceversa ovviamente.

 

Assodato questo concetto mi chiedo se l’applicabilità di un pensiero possa mai dipendere da un singolo individuo?? Io credo di no.

 

I grandi movimenti della storia, i grandi cambiamenti, i grandi eventi sono potuti accadere perché condivisi da centinaia o migliaia di persone.

 

 

Star a giudicare la coerenza della persona che esprime un pensiero secondo me è una perdita di tempo in relazione a ciò che quel pensiero può scatenare,

inoltre è un modo semplice per eleggersi superiori e per togliersi le responsabilità, affidare la vita di quel pensiero e quell’idea a chi l’ha pronunciato significa togliersi la responsabilità dello stesso, cosa che facciamo troppo stesso, se lo condivido spetta anche a me diffonderlo e rispettarlo nella stessa misura in cui dovrebbe spettare a chiunque rientri in tale condivisione. Sarà questa filosofia che renderà il pensiero libero ed importante e ne vincolerà il suo successo non ad un singolo individuo ma ad un gruppo di persone.

 

Se io mi imbatto in un idea o un pensiero e lo condivido come prima cosa dovrei preoccuparmi della mia coerenza verso quel pensiero non di quella di chi l’ha espresso;

 

allo stesso modo se cento persone condividono quello stesso pensiero e si preoccupano della loro coerenza verso lo stesso pensiero diventa irrilevante la coerenza di chi quel pensiero lo ha espresso.

 

A mio modo di vedere questa filosofia dovrebbe essere la filosofia che alimenta il pensiero politico e probabilmente anche quello generale della società invece siamo abituati a proclamarci giudici di vita, della vita degli altri. La vita finisce l’ideologia del pensiero esisterà fino a quando ci saranno individui capaci di ascoltarlo e di dargli vita.

 

Mi piacerebbe vedere che quando si affronta un dibattito su un pensiero o un opinione ci siano più commenti riguardanti l’oggetto e molti meno riguardanti il soggetto, l’attenzione andrebbe concentrata sul pensiero!!!! Questo potrebbe essere un significativo indice di cambiamento.

 

La politica così come la società e l’essere umano dovrebbero esser mosse da idee e pensieri non da confronti personali del singolo individuo.

Apr 16, 2013 - Storie da Raccontare    No Comments

Milena Gabanelli & Monsanto

Volevo lasciarvi i link per due petizioni che secondo me meritano almeno una lettura e un pensiero…

Monsanto

http://www.avaaz.org/it/monsanto_vs_mother_earth_rb/?tLNTncb

“Sembra incredibile, ma Monsanto e soci ci riprovano. Queste voraci aziende di biotecnologie hanno trovato un modo per conquistare il monopolio sui semi della vita, quelli che ci danno il nostro cibo. Stanno cercando di ottenere brevetti su varietà di verdura e frutta che consumiamo quotidianamente come cocomeri, broccoli e meloni, costringendo virtualmente i coltivatori a pagare per i semi e con il rischio di essere denunciati se non lo fanno.

Possiamo però impedire che si comprino l’intera Madre Natura. E’ vero che aziende come la Monsanto hanno trovato delle scappatoie per aggirare le leggi europee e ottenere il monopolio dei semi normali, ma noi possiamo ancora bloccarle prima che stabiliscano un pericoloso precedente a livello globale.”

e

 

Eni Vs Milena Gabanelli & Report

https://www.change.org/it/petizioni/salviamo-report-e-il-diritto-di-informare#share

 

“Come si fa per impedire a un giornalista di indagare e permettere ai cittadini di conoscere la verità? Fascismo, stalinismo e logge massoniche avevano i loro metodi coercitivi. Oggi la censura preventiva e l’intimidazione si attuano con espedienti più moderni, e solo apparentemente meno perversi e repressivi. Ad esempio intentando una causa nei confronti di una giornalista e chiedere un risarcimento milionario perché una sua inchiesta ha cercato di fare luce sulle zone d’ombra di una multinazionale.

È ciò che ha fatto l’Eni, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro di affari che con una querela di ben 145 pagine accusa Report di Milena Gabanelli di averne leso l’immagine per un’inchiesta del dicembre 2012. Cospicua la richiesta di risarcimento: 25 milioni di euro. Chi si sente diffamato ha tutto il diritto di tutelarsi ma è chiaro che in questo caso l’obiettivo è un altro: un palese tentativo di intimidazione. Il termine tecnico è “querele temerarie,” un’azione di sbarramento compiuta nei confronti di un giornalista per dissuaderlo dal proseguire il suo filone di inchiesta. E ovviamente per disincentivare altri cronisti dall’occuparsi dello stesso tema.”

Apr 16, 2013 - Storie da Raccontare    4 Comments

Seth Godin -Non rubate i sogni-

 

Chi segue il blog sa quanto mi stia antipatico il sistema Scolastico italiano in tutte le sue caratteristiche.

Ho spesso citato e parlato di personaggi che con le loro idee si schierano contro questo modello primitivo e chi esagerando chi meno fantasticano su nuovi modelli di insegnamento.

 

Oggi vorrei citare il Montessori nel nostro secolo (sempre con il massimo rispetto, stima e riverenza per colei che ci lasciò in eredità un modello creativo ed innovativo), sto parlando di Seth Godin e del suo Manifesto per una scuola tutta nuova di cui riporto un articolo e il link per scaricare l’ebook.

 

Eco un articolo che descrive di cosa si tratta:

Fonte: http://www.giuliadepentor.com/non-rubate-i-sogni/

All’asilo, era obbligatorio disegnare quando te lo dicevano, giocare quando te lo dicevano, dormire quando te lo dicevano.
All’asilo, ci facevano disegnare degli alberi e poi veniva una psicologa a decifrarli per vedere se eravamo bambini normali o no.
All’asilo, durante il pranzo, non ci si poteva alzare in piedi. E se per caso succedeva, arrivava una suora e a volte ci scappava anche una sberla.

 

Alle elementari, ho preso un brutto voto perché ho disegnato la scuola con i fiori alle finestre e troppo simile ad una casa.
Alle elementari, le ore di educazione musicale, educazione all’immagine e educazione motoria erano sacrificate in nome di insegnamenti “più importanti” e in ogni caso si disegnava o cantava quello che ci veniva ordinato.
Alle elementari, ho preso un altro brutto voto perché invece di dire “I’m Giulia”, ho detto “I am Giulia”. Ma nessuno mi ha spiegato l’errore.

Alle medie, la mia professoressa di italiano cancellava interi periodi dai miei temi e li riscriveva di suo gusto nella colonna accanto. In rosso. Alle medie avevo paura di scrivere come mi veniva spontaneo fare, perché sapevo che qualcuno mi avrebbe giudicato in modo negativo.
Finite le medie, pensavo che scrivere fosse una cosa orribile e da fare secondo gli ordini di altri. Lo detestavo.
Alle medie, ho scoperto che mi piaceva disegnare ma la mia professoressa di Arte mi diceva  che cosa e come lo dovevo fare, e poi comunque non andava mai bene perché non facevo esattamente come mi ordinava. Allora ho smesso e anche se volevo andare al liceo artistico, ho rinunciato perché pensavo di non essere capace.
Alle medie ho capito che cosa significa odiare qualcosa: la matematica. Non ho mai più “ripreso conoscenza” da allora.

Al liceo classico, le cose sono migliorate ed ho imparato che la scrittura poteva essere un mezzo di espressione potente e violento e che scrivere era bello e necessario.
Al liceo ho avuto l’immensa fortuna di conoscere dei professori che mi hanno fatto seguire le lezioni a bocca aperta, dei professori che non mi hanno fatto studiare dai libri ma che mi hanno insegnato le cose, perché sono riusciti ad insegnarmi prima un’altra cosa: la passione.

All’università, ho conosciuto tanti professori boriosi e gonfi di niente, però ne ho conosciuti anche tanti che hanno lasciato il segno.
Alle lezioni dei primi, disegnavo e mi distraevo pensando ad altro e poi, una volta fatto l’esame, dimenticavo tutto.
Alle lezioni dei secondi, invece, arrivavo con venti minuti di anticipo per sedermi in un posto comodo e “assorbire” tutta quella passione e tutta quella conoscenza.

Durante la mia carriera scolastica, durante gli anni in cui le mie inclinazioni e passioni sarebbero dovute rimanere libere e si sarebbero dovute delineare, ho conosciuto tanti adulti che mi “hanno rubato i sogni” perché secondo LORO, quello che mi piaceva fare non andava bene o non lo facevo nel modo in cui mi dicevano LORO.

Dimenticavo: durante tutti quegli anni, il mio comportamento è sempre stato definito vivace, impertinente, effervescente, sopra le righe, irrispettoso. Per tutti quegli anni, ho creduto che alzare la mano e dire “non sono d’accordo” fosse una cose di per sé sbagliata.

E la stessa cosa è successa e succede a centinaia, migliaia, miliardi di alunni, prima e dopo di me.

Alcuni, come me, hanno avuto la fortuna di conoscere anche adulti che hanno alimentato e incoraggiato quei sogni. Altri no.

“Non rubate i sogni” è un progetto che io e Alessio abbiamo iniziato perché abbiamo letto un libro e ne siamo rimasti folgorati.
Il libro in questione è “Stop stealing dreams” di Seth Godin e non esiste in italiano.

Noi lo stiamo traducendo perché vogliamo che tutti lo leggano e trovino il coraggio di alzare la mano e dire “Non rubate i miei sogni!”.

 

Ecco il link al download GRATUITO dell’ebook:

http://www.nonrubateisogni.com/

 

Apr 16, 2013 - Riflessioni in Libertà    7 Comments

Biblioteche vuote, Enoteche piene

 

Sabato pomeriggio sono andato per la prima volta (perchè
durante la settimana lavorando non mi è possibile) in
biblioteca con mio figlio.
Siamo stati due ore nella stanza dei bambini a leggere, e prima
di andare via come consuetudine abbiamo preso 5 libretti
da portare a casa.

Di solito ci va con la mamma per i motivi di cui sopra.

La biblioteca è un luogo che mi ha sempre trasmesso fascino, anche

se devo essere onesto l’ho frequentata pochissimo nella mia

carriera scolastica ed adolescenziale.

Spero che a lui possa suscitare qualcosa di simile perchè

sentirsi attratti e a proprio agio in un luogo è il primo

punto per facilitarne la frequentazione. Spero che questa sia naturale

perchè questo sarebbe il secondo punto per farla durare nel tempo.

 

Ci sono due cose che mi hanno colpito.

 

La prima è che la biblioteca era deserta, tranne noi erano presenti

soltanto una madre con un bambino di cui parleremo dopo.

Tornando a casa ho chiesto a mia moglie se la biblioteca era

così deserta anche in settimana quando ci andavano loro, e purtroppo

la risposta è stata affermativa.

 

Ora io vivo in una piccola frazione di 2500 abitanti e quindi immagino

che la biblioteca del paese non possa contare sui grandi numeri della città

però da qui ad esser deserta… dovrebbe passarcene.

 

Poi penso alle mie amicizie.. o ai genitori conoscenti… e mi viene in mente

uno slogan..

 

“biblioteche vuote, enoteche piene”

 

senza confrontarmi con la cultura del vino che rispetto mi soffermo a ragionare

su quello che quello slogan vuol comunicare…

 

Tutto torna, vita sociale, social network, facebook, immagine pubblica… sono

alcuni dei termini con cui mi scontro da tempo, con cui ho iniziato una battaglia

da qualche anno.

 

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, tanto per non citare luoghi comuni

però nella mente dei ventenni e trentenni di oggi il primo pensiero è quello di farsi un

immagine pubblica, è l’inseguimento all’essere VIP, all’essere importante,

riconosciuto.

 

Tutto è iniziato qualche anno fa con la gara al numero di amici su Facebook,

grazie a Facebook anche i numerosissimi giovani “signor nessuno” che vivevano

nelle più piccole frazioni di paese potevano essere considerati qualcuno e

riconosciuti perchè avevano un grande numero di amici su facebook.

 

Da li, quelli che erano i cabarettisti di una volta, le veline, gli intrattenitori

cioè persone che sapendo fare poco o nulla venivano riconosciuti con simpatia

(a volte invidia) da sconosciuti e di conseguenza riuscivano a sentirsi importanti.

 

Oggi avviene la stessa cosa nei ritrovi di massa.

 

I signori nessuno possono sentirsi qualcuno immergendosi in quelle giornate mondane

che sono alla portata di tutti, nessuno escluso, purchè si rientri nell’abbigliamento

e nel modo di comportarsi, perfino nei pensieri nei canoni che la nostra società

richiede in quel tipo di esistenze.

 

In realtà queste situazioni ci sono sempre state, forse la differenza, e lo vedremo

tra qualche anno è che un tempo non era rimasta solo questa fase, nello scorrere della

vita era prevista una fase successiva, chiamiamola di sviluppo nella quale queste

persone avevano voglia e bisogno di qualcosa di diverso… forse, per quello che posso

vedere io, oggi non c’è rimasta nemmeno quell’esigenza.. e così si rimane nella banalissima

mondanità vita natural durante… ora ho esagerato ma tempo al tempo, vedremo di quanto…

 

La seconda cosa che mi ha colpito, che non si discosta, in linea di principio dalla prima

è vedere le altre due persone che popolavano la biblioteca.

 

Madre e figlio, che avrà avuto un età tra i 10 e i 12 anni.

 

Sono entrati, la madre ha lasciato il figlio nelle stanzetta dei bambini, dove eravamo

io e mio figlio, forse con il pensiero che in qualche modo essendoci già un genitore

avrebbe sorvegliato per lei anche suo figlio (cosa che evidentemente lei non aveva tempo di fare).

 

Questo bambino si siede su una poltroncina e ipad in mano inizia a giocare ad uno di quei giochi

tipo Angry Birds (lo intuivo dai sonori) lasciando il volume dell’ipad credo oltre la metà della portata

sonora. Ogni tanto ride, ogni tanto commenta la sua partita, in ogni momento se ne frega altamente del

mondo che lo circonda e delle due persone che sono in quella stanza assieme a lui.

 

Stavo per alzarmi alterato per andare dal bambino a chiedergli almeno di abbassare il volume,

quando vedo arrivare la madre, allora mi fermo sicuro che lei avrebbe fatto quello che a mio avviso era

suo compito, invece entra nella stanza e chiede al bambino “tutto bene? ti diverti?” senza aspettare la

risposta se ne esce voltando le spalle.

 

Mio figlio mi vede fare una faccia indispettita e mi chiede:

“cosa c’è papà?? perchè fai quella faccia”…

 

io sospiro e gli rispondo “te lo spiego dopo”…

 

Intanto che i simpatici (per i primi 2 minuti) suoni del videogioco ci accompagnano nella lettura

cerco di non farmi distrarre, senza troppo successo, mi volto verso il ragazzo e noto che probabilmente

quel bambino era uno di quei bambini che noi chiamiamo “con dei problemi” per i più grezzi “ritardato”.

 

Allora mi calmo e mi risiedo, continuando a leggere.

 

Dopo mezz’ora ritorna la madre del bambino che lo prende per il braccio, quasi di peso, e lo trascina via

dicendo “andiamo a casa”… il bambino trascinato e il suo rumoroso i pad si perdono pian piano lungo il

corridoio della biblioteca.

 

Cosa avrei voluto fare:

 

Avrei voluto andare dalla madre e chiederle se le sembrava quello il modo di comportarsi, ha abbandonato

suo figlio in una stanza con l’ipad in mano, in un ora è tornata dopo mezz’ora presumo a vedere se era vivo,

per poi tornare dopo un altra mezz’ora per trascinarlo di peso e dirgli di tornare a casa.

Si è fregata altamente di vedere come suo figlio si comportasse e se stesse rispettando le altre persone

che erano li, anche se erano solo in due. Ha sentito benissimo il volume dell’ipad e non ha battuto ciglio.

Tutto questo le sembra giusto e normale? Avrei veramente voluto capire il perchè di quei comportamenti,

io non lo so cosa vuol dire crescere un bambino che ha quel tipo di problemi però credo che possa esistere

un altro modo di affrontarli.

 

Cosa ho fatto:

 

Niente, ho sopportato in rigoroso silenzio.

Ero combattuto sul cosa dire a mio figlio, come spiegargli il perchè della mia faccia di prima, e cosa dirgli

di quello che avevamo visto.

Alla fine gli ho soltanto detto che mi aveva dato fastidio il modo in cui quella mamma aveva trattato il suo

bambino e il modo in cui nessuno dei due aveva avuto, secondo me, rispetto per noi che eravamo li presenti.

 

Durante l’anteprima del mio monologo, è stato lui a risolvermi il problema con questa frase:

 

“papà, leggiamo un altro libro?”

Apr 10, 2013 - sfoghi    3 Comments

Ogni giorno di più

Dal punto di vista professionale e lavorativo questo paese mi delude ogni giorno di più,
dico questo paese perchè è qui che vivo e che lavoro, le ultime mie due esperienze sono in aziende
che possiamo per motivi diversi chiamare sorta di multinazionali… 

l’impressione generale è di un leggero miglioramento se il confronto viene fatto su livelli di professionalità con personale di altri paesi e questa non può di certo essere considerata una buona notizia.
 
Ad ogni modo, per quella che è la mia esperienza lavorativa in azienda posso dire che è
veramente pessima la situazione generale… e che forse non è un caso se la crisi ha annientato
un numero enorme di aziende, qualcuna che magari non meritava ma molte la cui gestione era probabilmente approsimativa.

Forse il problema è dovuto anche dal fatto che chi ha una reale passione per un determinato lavoro
e magari investe del tempo per coltivarla poi per un motivo o per l’altro si trova obbligato
a svolgere tutt’altro impiego pur di poter sopravvivere… la società è assolutamente
disorganizzata per evitare queste situazioni.

Se a questo aggiungiamo la mania del tempo, della fretta, delle esigenze produttive e l’incapacità effettiva delle persone incaricate di organizzare personale e lavori ecco che esce un quadro dove la professionalità non può esser ne garantita ne mantenuta e anche il prodotto finito risente delle lacune di processo a cui è andato incontro.

Purtroppo il dio denaro scorre con il tempo e se ne frega di  tutto quello che lo circonda. Basta fermarsi un attimo a pensare quando si attraversa una qualsiasi zona commerciale al numero di auto che sono in vendita nei concessionari oppure al numero di televisori che vediamo nei centri commerciali…

quando mai venderai tutti i  prodotti che hai in esposizione??

la produzione non è più relativa alla domanda ma è legata alle forme più assurde di finanziamenti privati e pubblici che finiscono per arricchire qualche decina di furbetti e per distruggere l’azienda italiana lasciando con le pezze al c**o migliaia di famiglie.

Siamo pieni zeppi di “imprenditori” e poverissimi di industriali…

La nostra società è figlia di privilegi che non ha mai guadagnato ma di cui ha sempre e soltanto
usufruito.

Secondo me dobbiamo capire che non si può più basare la società sull’industria,
quel tempo è passato, le piccole città che venivano alimentate dall’indotto delle grandi
industrie non esistono più, è un sistema che non regge più, il mercato è allargato e il
tempo ristretto, la qualità una chimera l’economia il padre eterno.

O cambiamo modo di vivere e cambiamo struttura alla società o tempo al tempo perderemo
tutto quello che i nostri padri, i nostri nonni e i loro antenati hanno costruito in secoli di storia o decenni di sogni e sudore.

 

Cosa può fare una semplice foto

Solitamente in questo blog ho parlato molto poco del mio IO privato, della mia famiglia
e di quello che riguarda direttamente la mia sfera privata. Non ci sono foto o altri
dettagli perchè penso che in questo spazio quello che per me è imporante e condividere
e confrontare i pensieri e non di chi o con chi.

Questa volta però voglio fare uno strappo alla regola.

Ho parlato e riflettuto diverse volte sull’esperienza di essere padre e questa regola
strappata deriva dal fatto che questa esperienza a volte ti regala delle emozioni
fortissime.

Capita così che qualche giorno fa, mentre scaricavo le foto dalla macchina digitale
e le catalogavo con il consueto ordine nelle cartelline divise per data ed eventualmente
macro argomento, vedendo una foto, questa foto

foto,papà,figlio,genitore,emozione,lacrime

 

 

 

questo papà non ha retto, è stato come un fulmine, un terremoto improvviso, un infinità
di sensazioni e pensieri sono volati nella mia mente in pochi secondi, ho pianto per diversi
minuti.Pianto di gioia, di felicità, di soddisfazione.

I loro sorrisi, i loro occhi, la speranza che nella vita siano felici, la certezza di vederli
felici adesso, il fatto di vederli assieme, di vederli abbracciati, due fratelli (cosa che io non
ho mai avuto) il desiderio di riuscire a far capire loro l’importanza di rispettarsi, la speranza
che crescendo possano confidare l’uno nell’altro, l’immagine come un grande punto di domanda
su chi saranno in futuro, l’immagine come un enorme punto di domanda su che futuro potremmo
lasciargli in questo mondo,in questo stato e su cosa poter fare per renderlo migliore.

L’immagine del sogno di una vita, di diventare padre e cimentarmi in questa esperienza cercando di
colmare i vuoti che posso aver riscontrato io da figlio, sapendo che non è detto che siano il loro
bisogno; la preoccupazione di essere in grado di capire i loro bisogni ma sopratutto di intervenire
nella loro vite solo quando realmente serve, di lasciargli il modo di essere se stessi e magari di aiutarli
a capire come conoscere se stessi, sempre che si possa fare.

Cosa esiste di più bello al mondo del sorriso di un bambino, spesso futile e forse banale, ma per un
adulto cosa può esistere di più gratificante? Per un padre cosa esiste di più bello di quella sensazione
di ritorno che si prova quando si vede ridere il proprio figlio??

Mar 27, 2013 - cinema e tv    2 Comments

Film: I Croods

I CroodsI Croods

 

Se tra un sorriso e una lacrima che la visione di questo film può suscitare,
i bambini riuscissero a cogliere tre messaggi fondamentali, sono sicuro che
il mondo che contribuiranno a creare in futuro sarebbe sicuramente un posto migliore..

Il primo messaggio è quello che molto spesso semplici parole non dette pesano come
macigni, spesso il non aprire i nostri reali sentimenti verso le persone care altera
la nostra vita anche irrimediabilmente.. avere il coraggio di guardarsi dentro
e di capire che voler bene è anche riuscire a donare ed osservare la libertà
della persona amata è sintomo di grande intelligenza.
Usiamo un sacco di parole nella nostra vita, molte delle quali spesso inutilmente o
a sproposito, la parola è un grande dono e molte volte abbiamo paura di usarla
quando sarebbe tanto semplice farlo quanto utile e sorprendete, intere vite cambiano
per una parola detta o non detta.

Il secondo messaggio è quello di essere sempre aperti ad ascoltare, a credere
in quello che altri definiscono impossibile ma sopratutto ad ammettere a se
stessi che sbagliare, cambiare idea e imparare sono delle caratteristiche di
grande intelligenza.
E’ importante conoscere il passato tanto quanto lo è essere aperti verso il futuro
considerando che quello che non si conosce non sempre è qualcosa di malvagio ma
spesso è solo una possibilità di crescita ed evoluzione.

Il terzo messaggio è quello che spesso istinto, fede, sogni e speranze sono ciò che
differenzia una vita trascorsa in attesa dell epilogo da una vita vissuta fino alla fine
una vita da poter raccontare e da poter lasciare in dono a se stessi e al prossimo.
Esistono diversi modi di vivere e di trascorrere la propria esistenza, ognuno è libero
di scegliere quello più adatto a lui, ma inseguire quel tipo di vita ti regalerà
senza dubbio emozioni per riempire molti attimi della tua esistenza

Sono convinto che se i bambini cogliessero anche soltanto una piccola parte di
questi messaggi il mondo di domani sarebbe un posto dove si vivrebbe molto meglio.

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