Mag 21, 2013 - Riflessioni in Libertà    7 Comments

Amo la Radio

Amo la radio.

Amo ascoltare la voce delle persone.

Amo la radio perchè taglia il superfluo.

Amo la radio perchè ti collega in modo diretto, e questo collegamento avviene tra persone.
Amo la radio perchè la voce è qualcosa di magico.

Una voce trasmette allegria, disperazione, fiducia, sicurezza, curiosità, incertezza, tensione
serenità, tranquillità, panico.

Una voce, leggendo le stesse identiche parole più volte può trasmettere tutte quelle sensazioni
solo modificando tono, tempo, cadenza e ritmo.

Qualsiasi alterazione sarà sempre e solo di sostanza. Non si tratta di realtà e verità ma si tratta
pur sempre di emozioni.

Amo la radio perchè la voce associata alla musica è uno strumento che può sintetizzare una vita.

Amo la radio perchè ti permette di immaginare tutto, non ti distrae, ti coinvolge attivamente
anche senza volerlo.

Amo la radio perchè in radio, spesso, c’è gente che ha qualcosa da dire.

Amo la radio perchè è inevitabilmente fatta per le persone che sanno ascoltare, anche se non è ascoltata
solo da esse.

Amo la radio perchè è un veicolo.

Amo la radio perchè non è la TV.

Non sopporto i cimiteri

Spero nessuno si offenda ma mi indispettisce il concetto di Novembre e ancor di più quello
del cimitero.
Sicuramente sono io quello mal disposto e prevenuto però tutte le azioni forzate da società
o religioni mi disturbano.

Sicuramente non si può generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio però è uno dei luoghi
in cui noto forte la distanza tra l’immagine e la sostanza.

Dove nutro disturbo per l’ostentazione di qualcosa che troppo spesso esula dalla necessità
reale del sentimento e del legame e si indirizza verso l’immagine pubblica da dare a tutti,
estranei compresi, anzi estranei sopratutto.

Andare in cimitero il giorno dei morti a ricordare i propri cari è una nostra usanza, una
nostra abitudine, fin da piccoli ci abituano a farlo. Un giorno all’anno…
“E’ una vergogna non rispettare la tradizione”.

Si va in cimitero perchè in quel punto si trova la tomba della persona scomparsa, in quel
punto ci si può ricollegare con lui, gli si sta vicino o si sta vicini al suo ricordo.

Un giorno all’anno (o qualcosa in più) ed in quel punto.

Diverse volte passando per il cimitero della mia città mi è capitato di sentire tra i discorsi
della gente frasi come queste

“hai visto, quella tomba ha sempre fiori nuovissimi, bellissimi, dovevano volergli molto bene”

“guarda quello è li abbandonato, povero nessuno si ricorda mai di lui”

“questi hanno la tomba di famiglia enorme, chissà quanto gli è costata”

“io cambio i fiori ogni settimana, chissà cosa penserebbe la gente altrimenti”

“povero questo è per terra da una vita, così è anche difficile che le persone lo vedano”

Vi confesso che ogni volta che mi è capitato di sentire quelle frasi o frasi simili ho provato
un senso di fastidio e di rabbia. Quello che mi fa pensare che anche qui, nei cimiteri,
è tutto sbagliato… o se non tutto molto di quello che facciamo non ha molto senso.

Vediamo frase per frase.

La prima, premesso che potrebbe anche essere che la persona che si prende cura della tomba sia
veramente legata e ci tenga attravverso l’immagine terrena del ricordo a mantenere tutto bello e ordinato
è anche possibile che sia legata alla quarta frase, cioè che il gesto sia indirizzato all’esterno.
Questo pensiero mi da terribilmente fastidio.

La seconda frase, anch’essa con un possibile fondo di verità è però superficiale. Il ricordo
è qualcosa di personale, così come il rapporto e l’affetto. Abbiamo la tendenza a giudicare
e misurare la consistenza delle persone da gesti tangibili ma a mio avviso è una tendenza che ha un elevato
margine d’errore.

La terza frase è la classica osservazione che toglie ogni forma di rispetto al luogo, alle sue origini
e al suo scopo. Faraoni egiziani permettendo.

Quarta frase altra frase comunissima, altra frase che non riesco a sopportare. Lo fai per paura del giudizio
della gente. Sentirsi obbligati a fare qualcosa perchè da quel qualcosa ne consegue il giudizio che riceverai
e il primo pensiero ogni volta che si varca quella soglia.

La quinta frase merita un solo tipo di risposta che ricorda all’autore della stessa che le persone che sono veramente
legate a lui o lei che siano sapranno certamente dove trovarlo.

Da questi cinque esempi, forse banali, forse stupidi, sicuramente pretestuosi traggo la conclusione
che io non sopporto i cimiteri.

Ogni persona deve essere assolutamente libera di ricordare, e vivere il lutto a suo modo,
giudicarla per questa cosa assolutamente personale è secondo me un gesto di una povertà
intellettuale evidente.

Io credo che il ricordo e il legame con i nostri cari sia dentro di noi, ricordarli nei
momenti della nostra quotidianità, portare le loro gesta nel nostro cuore, rispettare i loro
consigli e rispettarli, stabilire confronti virtuali basati proprio sul ricordo del loro essere, rievocare
emozioni attraverso immagini, oggetti, situazioni; questi sono modi per stargli vicino, per far vivere il ricordo
e per non abbandonarli mai.

Non sarà l’intera famiglia in gita obbligata che renderà omaggio, sarà il singolo individuo
a suo modo, ogni volta che ne avrà voglia e bisogno, desiderio e necessità a farlo nel modo che
in quel momento sembrerà più opportuno. In questo caso non ci sono terze persone, non ci sono intermediari, il
“collegamento” è diretto e in informatica come nella vita, non esiste collegamento più sicuro.

Tutto ciò sempre nel rispetto di chi non la pensa così, ma sopratutto sempre nel massimo rispetto
per chi da me così viene ricordato in ogni mio giorno.

Per quel che mi riguarda, quando sarà, il mio desiderio è quello di essere cremato e sparso un pò sul carso
in un luogo che dall’altro può “vedere” tutti i posti in cui son cresciuto, e un pò in marina julia
che è la spiaggia in cui ho vissuto i momenti più belli ed importanti della mia vita,
non voglio tombe, cimiteri e chi vorrà stare qualche istante con me saprà sicuramente come fare senza bisogno di luoghi o icone.

Mag 20, 2013 - Storie da Raccontare    7 Comments

Joshua Bell senza il personaggio Joshua Bell

Assolutamente da leggere… e pensarci su…

 

Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.

Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”.

Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”

Mag 16, 2013 - musica    1 Comment

Io so Tutto -Fabrizio Moro-

che dire di questa canzone….

E in questa mia grande memoria
porto il peso dei segreti e della storia
io so tutto ma lo tengo per me
che il potere nasce dal sapere





Io so tutto  -Fabrizio Moro-

 

Io so tutto e il contrario di questo
e si può dire che sono un uomo onesto
ma l’onesta può anche fare paura
dipende dalla forma e dalla procedura

E in questa mia grande memoria
porto il peso dei segreti e della storia
io so tutto ma lo tengo per me
che il potere nasce dal sapere

Le risposte che valgono oro
io so tutto sui giorni di Moro
potrei dirvi del botto di Ustica
fare chiarezza sulle storie di plastica

Ho le risposte che viaggiano piano
dietro l’asse Palermo Milano
io so tutto sui troppi segreti
dietro gli angoli del Vaticano

Io so tutto di tutti, tutto
io so tutto
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te

Io so tutto perché sono vecchio
da quando ho compiuto vent’anni
e ho visto scivolarmi addosso
processi, inquisizioni e malanni

Ho le risposte li sopra i ripiani
sui più grandi stragisti italiani
su ogni palotta e su ogni bomba
me le porterò con me nella tomba

Io so tutto di tutti, tutto
io so tutto
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te

Le risposte che viaggiano piano
dietro l’asse Palermo Milano
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te
io so tutto

Io so tutto e non ho mai dormito
e da sempre ho lo stesso vestito
sono il complice di una nazione
tra il vero e la contraddizione

Le risposte che aspettano l’ora
le risposte che fanno paura
le risposte le tengo nel buio
quanto è vero.. che mi chiamo Giulio

Io so tutto di tutti, tutto
io so tutto
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te

Le risposte che viaggiano piano
dietro l’asse Palermo Milano
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te

io so tutto..
di voi, di noi, di me, di te
io so tutto

io so tutto..
di voi, di noi, di me, di te
io so tutto

Mag 15, 2013 - Riflessioni in Libertà    6 Comments

Il rapporto con la propria etica

da un pò di tempo mi faccio una domanda…

l’origine della domanda è data da questa situazione.

Quando incontro amici ed ex colleghi mi chiedono come vada con il nuovo lavoro,
io rispondo sempre “questo lavoro per me è un problema etico”.
A questa risposta molti sorridono, alcuni non capiscono altri dicono che
quindi non è un problema…

isnomma questa mia frase viene trattata con estrema leggerezza e superficialità.

Per me invece è una questione molto seria e reale…

a questo punto mi faccio ripetutamente una domanda

Ma l’etica è una cosa che per noi non conta proprio più nulla???

Dagli occhi di due bambini

Mattia e Piero sono due bambini di 8 anni, sono amici da sempre.
Le loro case sono accostate, i loro genitori vicini e amici.

Una sera d’estate mentre Mattia era a casa di Piero durante una cena,
finto di mangiare e ottenuto il permesso dei genitori Piero disse a
Mattia “sai che esiste una luna verde??”
Mattia rispose “ma dai, non è vero, non prendermi in giro”
ma Piero insiste “ti dico che l’ho vista con i miei occhi, due sere fa, dopo il temporale”
Mattia fa finta di niente e cambia discorso.

La sera successiva mentre era a tavola con i loro genitori Mattia chiese a suo padre, insegnante
di scenze alle scuole superiori “papà, esiste una luna verde???”
e suo padre rispose ridendo “certo che no, Mattia, chi ti ha detto una sciocchezza del genere?”
e Mattia rispose “Piero”. “Si sarà confuso” sentenziò il padre e la questione si chiuse.

Passarono un paio di settimane e Piero e Mattia erano nuovamente da soli, nuovamente di sera,
nuovamente dopo cena…
Pietro disse “la vuoi vedere??”
Mattia “chi?”
Pietro “la luna verde, sperando che ci sia…”
Mattia “ma mio padre dice che non esiste”
Pietro “e se la vedessi?”
Mattia “bu, non so….”
Pietro “seguimi”

entrarono nella vecchia casa di legno costuita dal nonno di Pietro diversi anni prima, la casa
si trovava sopra una collinetta poco distante dalla loro abitazione.
Nella casa faceva buio, la poca luce che filtrava era quella appunto della luna, Pietro sali su una vecchia scala
di legno che portava ad una sorta di piccolo soppalco…

“vieni” disse

e Mattia lo seguì…

“eccola”

dalla finestra si vedeva la luna…

“è verde!!” esclamò stupito Mattia

il vetro era stato ricoperto da una pellicola antiriflesso che con l’andare degli anni e il calore
del sole si stava sgretolando, l’effetto della pellicola rendeva la luna verde.

I due bambini erano entrambi ignari dell’esistenza delle pellicole antiriflesso,
ignari del fatto che fosse applicata su quel vetro…
ai loro occhi la luna risultava verde…

Secondo voi, Pietro ha mentito a Mattia?

Secondo voi, Pietro ha detto la verità?

 

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