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la tua vita

 

La tua vita non è nient’altro che una storia
 
nella quale puoi fare una scelta….
 
leggerla dopo che il tempo avrà riempito le sue pagine
 
prendere la penna e scriverla prima che sia il tempo a farlo.

 

Poteri Naturali “di serie”

Oggi, visto che in qualche modo settimana scorsa eravamo in tema, mi va di riproporre un post datato a cui sono molto legato, cioè questo:

 

Il potere del cuore associato alla mente:

pensate ad una signora di mezza eta’ o ad un anziana signora… Pensate ad una borsa della spesa piena di roba e quindi molto pesante…
Pensate ora a questa signora con questa busta della spesa che cammina per i marciapiedi sulla strada per tornare a casa… Immaginatela mentre fa una pausa perche’ la borsa e’ troppo pesante e lei troppo debole…

Tenete in mente questa scena e questa signora che avete appena immaginato.

Ora spostiamoci in una spiaggia in un caldo giorno d’estate… Immaginatela…

Mettiamoci dentro la stessa signora di prima e aggiungiamoci la nipotina di quattro anni… E dipingiamo questa scena.

La nipotina che corre sul bagnoasciuga,
corre perche’ sta scappando dalla nonna che la rincorre dicendogli di non scappare… La nipotina ride, corre e urla… La nonna (la signora della borsa) ride corre e urla… Si divertono, spontaneamente ridono, giocano e si divertono. La nonna ragginge la nipotina e la prende in braccio, le da un bacio e inizia a camminare con la nipotina in braccio lungo tutta la spiaggia raccontandogli delle storie.

Ora la bambina pesera’ grosso modo come se non di piu’ della borsa della spesa… La signora di prima e la nonna sono la stessa persona, stessa eta’ e stessi acciacchi…

Cos’e’? Magia?
No, e’ solo la forza dell’amore e la volonta’ della mente… Quanti limiti possiamo superare se proviamo a capire, osservare e lavorare sulla forza della nostra mente e del nostro cuore?
Per iniziare basterebbe smettere di raccontarci bugie… O di nasconderci dietro false verita’

Certezze

Perchè abbiamo bisogno di certezze nella nostra vita??

Perchè il nostro equilibrio mentale ha neccessità di punti fermi per essere garantito?

Il nostro umore, la nostra salute spesso sono regolate da questo stato d’ansia che ci persuade
quando certezze e punti fermi vengono meno.

Forse non vale per tutti ma per molti si.

Io personalmente credo (non so se mi sto autoconvincendo o autoilludendo, daltronde dal discorso che
sto per fare non posso mica escluderlo) che non ci sia tutta sta necessità.

Perchè secondo me sono condizioni che in ogni caso possono essere solo figlie di illusioni.

La vita stessa in se non da nessuna delle certezze che da secoli andiamo ad inseguire.

Cerchiamo stabilità o punti fermi ma ogni giorno la nostra stessa vita non è garantita.

Cerchiamo certezze, ma quali certezze possiamo trovare se da un momento all’altro oguna di queste
potrebbe venir a mancare?

Facciamo qualche esempio, io credo che nessuna persona al mondo possa decidere di innamorarsi di un altra
persona, possa decidere che quella persona diventerà suo amico/a, possa decidere dove nascerà e quindi la
cultura che erediterà.

Sono cose che succedono e basta.

Certo possiamo illuderci di poterlo fare, fintanto da convincerci pure di esserci riusciti  (tranne per l’ultima citata)
ma alla fine sarà sempre e comunque un illusione.

Possiamo credere di poter gestire e governare il tempo e quello che nel corso dello stesso accade ma anche in questo
caso probabilmente si tratterà di illusione.

Come si fa a chiedere ad un altra persona di garantire qualcosa che non è nata per sua volontà e che come è nata potrebbe morire???
ma sopratutto perchè abbiamo bisogno di questo tipo di promesse?? Perchè abbiamo bisogno di regolamentare qualcosa che è senza regole in
natura??

Perchè non chiediamo al sole di dirci quando pioverà, di compilare un calendario di quando ci sarà il sole, la pioggia il vento??
in parte lo facciamo ma lo studiamo ed arriviamo a fare delle previsioni, non abbiamo garanzie, e pensate, cosa facciamo proprio perchè non
abbiamo garanzie??

ci adattiamo, nel senso che abbiamo imparato ad accettare il fatto che non esiste certezza, quindi chessò se dobbiamo uscire all’aperto e
non sappiamo che tempo ci aspetta ci portiamo l’ombrello per proteggerci se piove, una maglia in più nel caso facesse freddo, ci vestiamo a
cipolla per potersci spogliare se abbiamo caldo e così via…

abbiamo dato per assodato il fatto che potrebbe esserci qualsiasi tempo e abbiamo dedicato il nostro pensiero a prepararci ad ogni evenienza
in modo da non soffrir troppo…

no ci mettiamo a piangere se piove,ci proteggiamo con l’ombrello;  non urliamo contro il mondo se fa freddo, ci vestiamo di più;
non ce la prendiamo con dio o con chissà chi se c’è un sole caldissimo, ci spogliamo…

perchè non riusciamo a fare altrettanto per altri casi della vita?

Set 24, 2013 - Riflessioni in Libertà    3 Comments

dal 2009 aspettavo che…

Ricordo bene quel periodo, ricordo che nel mondo si respirava curiosità, trasudava voglia e speranza
di cambiamento.
Ricordo bene quel periodo, in molti lo definivano il nuovo inizio, quell’uomo cambierà il mondo.
E’ un simbolo, è un segno del destino, è arrivato il momento, con lui ci sarà aria nuova.

Ricordo bene quel periodo perchè ci credevo, per un bel pò c’ho creduto anch’io.

Era Gennaio del 2009, quasi 5 anni fa, Gennaio… anno nuovo vita nuova

Attratto da sempre dalle grandi personalità della storia e da quelle che hanno vissuto storie di morte,
sofferenza e distruzione che accompagna purtroppo la maggior parte delle persone di colore nella storia dell’umanità.

Chi ha conosciuto povertà e dolore, chi hi visto morte e sofferenza oppure chi è cresciuto sentendosi raccontare
povertà e dolore, morte e sofferenza dai propri anenati lo sà, lo capisce.

C’ho creduto in quel cambiamento, in quel cenno del destino che ci preparava ad un mondo nuovo.

Ricordo bene quel periodo.

Perchè ad oggi è ancora, e solo, un ricordo. E’ rimasta una speranza persa nel vento.

Barack Obama non ha cambiato praticamente nulla. Non so quando dipenda da lui, dalla sua volontà e quanto no sò per
certo, oggi, di poter dire di non ricordare nulla legato a lui che mi dia un segno di cambiamento.

Son passati 5 anni.

Invece nel silenzio generale da qualche tempo, poco, per carità, però mi è capitato di sentire nell’aria un pò di brio,
quel soffio leggero e silenzioso che ti pizzica il naso e che ti fa voltare all’indietro alla ricerca di qualcosa,
qualcuno che lo ha generato questo vento.

Mi volto e vedo che c’è qualcuno, lo percepisco distante ma anche vicino, non mi sembra sia interessato a farsi osservare
ma nemmeno a passare innosservato, è intento a essere ciò che è, ad esprimere i suoi concetti, la semplicità del suo pensiero
che sembra tanto naturale quanto l’acqua che scorgi dai ruscelli di montagna.

E’ un uomo grande, non un grande uomo ma un uomo grande, grande, grande.

Ogni cosa che dice ha un senso, è concettualmente semplice, è di banale realizzazione ma è contornata da tanto buon senso
e da tanto spirito umano e civile da non sembrare nemmeno così necessaria ed invece lo è, necessaria, lo è perchè detta da lui.

E non importa se noi crediamo in lui o in chi lui rappresenta, anche perchè se non lo facciamo, le sue parole non mutano di significato
le sue parole sono collegate direttamente con la vita, con il senso della vita.

Le sue parole non ordinano, non obbligano, non sentenziano non decantano le sue parole stimolano.

Questo uomo è ad oggi l’unico segnale esistente sulla terra (che mi giunge quasi quotidiano) di qualcosa di diverso, l’unico cenno
di rinnovamento per l’intera umanità.

Quest’uomo parla di novità, di spirito, di riflessione, di valori e lo fa con una tale sicurezza e sincerità da entrarti dentro anche se
non lo vuoi considerare.

Quell’aria di cambiamento, di pensiero, di stile, di novità che attendevo nel 2009 la sento oggi, grazie a questa persona qui

papa-francesco_h_partb.jpg

Jorge Mario Bergoglio

 

 

 

che spero di sentire ed ascoltare il più a lungo possibile, perchè io come penso molti altri abbiamo proprio dentro
quella voglia di seguire e vedere persone che portino questo tipo di esempio e che ci inducano con le loro azioni, con i loro
gesti con il loro modo di vivere la vita ad essere infondo attenti e a cercare di migliorarci ogni giorno di più, per noi,
per i nostri figli, per il nostro prossimo, perchè è così che la vita andrebbe vissuta.

Quella strana sensazione

Venerdì scorso ero all’arena di Verona a vedere il concerto di Ligabue.

La cosa che vorrei raccontarvi non è tanto il resoconto del concerto quanto piuttosto
quella strana sensazione che ho provato, respirato e sentito ad un certo punto dello stesso.

Da un paio d’anni nel corso dei suoi concerti Ligabue canta una canzone intitolata “Buonanotte all’italia”
durante la quale venegono proiettate nei monitor o teli che consentono a chi è lontano dal palco di vedere
l’artista, le immagini di Italiani che in qualche modo ci rendono fieri e sono un simbolo della nostra nazione.

Durante questa canzone e quindi durante la proiezione delle immagini è molto interessante sentire la reazione
del pubblico a seconda del volto che appare nello schermo.

Questa volta c’è stata una premessa alla canzone che mi ha colpito in maniera particolare e la premessa, in rapida
sintesi anche perchè in ogni caso non ricordo le parole esatte, ma la cosa che mi ha colpito è sentire che
lo stato d’animo con cui si vuole ricordare le personalità che passavano sullo schermo era uno stato d’animo
di un italiano che si sente “incazzato”.

Credo fermamente che questa condizione mentale, quella della rabbia, dell’incazzatura sia in questo momento l’unica
che ci può permettere di reagire, di opporci, di fare forse anche qualche cazzata e di correre qualche rischio,
ma il sentimento popolare che dovrebbe regnare in questo momento non possa esser diverso dall’incazzatura.

Ed è guardando quei volti, scorrendo i ricordi legati a quelle persone e personalità che questo sentimento dovrebbe
crescere e autoalimentarsi ancor di più, nel rispetto di ciò che loro hanno fatto e nel rispetto e nell’amore
per questo territorio che continua, nonostante tutto, a mantenere enormi potenzialità.

Non mi sono mai ritenuto nazionalista, nasco da una famiglia che non ha mai avuto rispetto e riverenza per il concetto
di stato, per il concetto di italia, anzi molto spesso si è diffamato e sputato sul territorio e sulle sui suoi abitanti,
sono figlio di razze miste e fino a qualche anno fa non ho mai considerato realmente l’italia la mia nazione nel senso che
disprezzo mediamente il concetto di geografia. Mi piace considerarmi cittadino del mondo nel senso che non amo valutare e
giudicare i popoli per la loro bandiera quanto piuttosto le persone come singoli individui e le loro idee.

L’altra sera però, durante quella canzone, attorno a quella gente, guardando quelle facce, sentendo quelle parole
ho sentito qualcosa di diverso, ho sentito quello spirito di appartenenza che non ho sentito nemmeno la notte che abbiamo
vinto i campionati del mondo di calcio.

Ho sentito di essere Italiano, fiero di esserlo ed incazzato contro quelle persone che ne stanno soltanto sfruttando le persone,
calpestando la storia, sputando sul futuro.

Ho visto i volti e gli occhi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Sandro Pertini, Fausto Coppi, Federico Fellini,
Pierpaolo Pasolini, Vittorio de Sica, Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, Anna Magnani,
Mina, Enzo Ferrari, Peppino De Filippo, Totò, Fernanda Pivano, Anna Magnani, Roberto Benigni,
Dino Zoff, Luciano Pavarotti, Alberto Sordi, Ennio Morricone, Franco e Ciccio, Fabrizio de Andrè,
Giovanni XXIII, Domenico Modugno, Valentino Rossi, Marco Pantani, Marco Simoncelli, Mike Bongiorno, Rita Levi-Montalcini,
Umberto Eco, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Aldo Fabrizi, Giorgio Gaber, Francesco Guccini,
Sophia Loren, Luigi Tenco, Lelio Luttazzi, Massimo Troisi, Francesca Schiavone, Enzo Biagi, Dario Fo,
Enrico Berlinguer, Augusto Daolio, Edoardo Sanguineti, Paolo Panelli, Fernandel, Gino Cervi,
Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Alda Merini, Giovanni Paolo I, Paolo VI e Vittorio Gassman, Margherita Hack

in ordine sparso e sicuramente dimentico qualcuno..  e da quelle facce e da quegli occhi per una volta mi sono sentito davvero
fiero di essere Italiano e con tanta voglia di raccontare a mio figlio che questo paese in passato è stato
anche il loro paese, che questo paese ha visto e accompagnato le loro gesta e che questo paese per quanto piccolo possa
essere rispetto ad altri paesi ha un cuore e un talento grande tali da non invidare nessun altro paese al mondo.

 

Set 16, 2013 - Riflessioni in Libertà    7 Comments

Lo specchio del paese.

Leggendo i commenti in un blog amico, mi è venuto in mente questo aneddoto accaduto un paio di giorni fa.

Discussione che ancora una volta mi fa credere che il nostro governo, la nostra classe politica non sia nient’altro
che lo specchio del paese, quello che fanno i politici nella loro sede è quello che facciamo un pò tutti quotidianamente.

Ripensando a questa situazione mi fa nervoso dirlo ma mai come ora credo che uno dei detti più corretti della storia
se riferito ai giorni nostri sia “l’occasione fa l’uomo ladro”. In rarissimi casi questo detto viene contradetto e il
risultato e sotto i nostri occhi ormai da tempo.

Ma veniamo al racconto che dovrebbe evidenziare quanto premesso.

Discussione di lavoro tra due ragazzi neo assunti, neo laureati e al primo impiego e un decano del loro ufficio che riveste
un ruolo di consulente e supervisore.

L’oggetto della discussione era il rispetto di una procedura scritta. Quella dove lavoro, credo più che in ogni altra azienda
esistente (se non altro per settore d’appartenenza) è l’azienda della burocrazia all’ennesima potenza, ma sul sistema qualità
di moda come i righeira negli anni 80, parlerò in un altra sede, in un altro post.

La procedura diceva che se per qualsiasi motivo loro riscontrassero un errore nel documento che devono registrare ed
archiviare, è loro compito andare dalla persona che l’ha compilato, far notare l’errore e se necessario far riscrivere
il documento, recuperando anche tutte le parti compilate, magari non dallo stesso, in precedenza.

La discussione è nata in quanto loro sostenevano che oltre ad esser molto difficoltosa come procedura (perchè presuppone la
disponibilità di tutti gli operatori che hanno scritto su quel documento nello stesso lasso di tempo) il loro “peso politico”
nei confroti dell’operatore era irrosorio e che diverse volte erano stati rimandati all’origine in modi non sempre cordiali.
Avevano quindi, giustamente, sollevato il problema.

Il consulente e decano (per rendere il senso del grado di anzianità ed esperienza lavorativa, senza alcuna ironia) ha concluso
esprimendo la sua sentenza che non sarà mai soggetta a contestazione:

“lasciate perdere, prendete il documento, riscrivetelo voi, perdereste un sacco di tempo per nulla”.

Questa frase è l’emblema, questa frase è la base di sabbia (neanche bagnata) su cui appoggiamo le fondamenta della nostra
società, del nostro futuro.

Nulla di personale contro la persona che l’ha dichiarata che per altro reputo competente ed onesta come pochi altri qui ma
ciò che quella frase si porta dietro è non tanto il motivo di fondo per cui il paese si trova in questa situazione, quanto piuttosto
il perchè non riesce ad uscirne.

Vediamo.

Analizzando oggettivamente la frase in se, è anche corretta e veritiera, nel senso che è vero che se i due ragazzi si impuntassero
a far rispettare la procedura probabilmente passerebbero gran parte del loro tempo a correr dietro alla gente, a farsi coprire da
insulti e probabilmente a breve non li vedremmo più qui, spero per scelta loro ma rintego non sia l’unica possibilità.

Cosa nasconde questa verità:

– L’azienda non è strutturata come dovrebbe e chi scrive le procedure non ne segue poi la reale possibilità di applicazione prima, e
il rispetto poi.
(Lo stato fa la stessa cosa, leggi, bandi, concorsi, decreti… si fanno e poi la loro applicazione e il loro rispetto vengono demandati
alla buona volontà, per così dire)

– E’ permesso il rifiuto, il mancato rispetto di nuove procedure a quelli che sono i vecchi interpreti, come se la procedura fosse a
discrezione.
(solitamente la frase che è sufficente a garantire questo assurdo diritto è “ho sempre fatto così e ha sempre funzionato” a fronte della
quale nessuno mai pensa di esibire cotroversie)

– La frase è a garanzia di risultato. Altro elemento a tutela del senso del messaggio per cui nessunno oserà contradire il decano e che
facendo quello che ha detto, effettivamente il risultato ottenuto è identico (in termini di concretezza, solo in quelli) a quanto richiesto
dalla procedura, cioè documento compilato e archiviato correttamente. Peccato che una soluzione del genere sia quello che qui amano chiamare
un “work around”.

– Ma la cosa più grave in assoluto che la risposta del decano lascia dietro di se, è il sistema di “precedente”.

Il precedente è quell’azione registrata nella memoria che andremo poi a ripetere inconsciamente o quasi (per associazione) ogni qual volta che
rivivremo una situazione simile.

Cosa ancora più grave è che il precedente viene assimilato dall nostra mente anche se noi non eravamo direttamente coinvolti ma semplicemente
osservatori o ascoltatori più o meno interessati.

La discussione si è svolta in un ufficio di 30 persone, ora immaginate quante di loro avranno assorbito il precedente e quando velocemente lo stesso
potrebbe diffondersi tra i collaboratori o colleghi di ognuno di loro.

Questa è la catena che movimenta la società di oggi, il pensiero della società di oggi.

Qual’è il problema?? è quel “work around” è il metodo con cui si è affrontato il problema.

Se ci pensate bene (per chi non l’ha ancora fatto) il problema con il consiglio del decano non è stato risolto, è stato soltanto spostato nel tempo.

Con la soluzione del Decano la persona che ha compilato in maniera errata il documento è ignara del suo errore che può esser dovuto a
cattiva informazione, disattenzione o superficialità.
La soluzione proposta fa si che l’errore sia ripetibile con le stesse possibilitià nella prossima occasione simile.

E’ vero che se i due ragazzi avessero seguito la procedura, si fossero recati dalla persona e avessero colto il motivo dell’errore,
spiegando allo stesso e “costringendolo” a ricomplilare il documento non si sarebbero eliminate le possibilità di errore ma è altrettanto vero
che magari ripetendo la stessa azione più volte, le possibilità che lo stesso ripeta l’errore sarebbero diminuite drasticamente.

Il motivo è sempre lo stesso “il precedente”

Se la persona crea il precedente (positivo o negativo che sia) nella sua mente esiste un elevatissima probabilità che ripeta esattamente l’azione che
l’ha condotto a superare o eliminare la questione la volta successiva.

Qundi se era disinformato, ora è stato formato ed è a conoscenza del metodo corretto di compliazione, mentalmente probabilmente si sentirà anche
più sicuro e soddisfatto; se era disinteresse o distrazione a fronte del fastidio recatogli per ricompilare il documento e magari del “danno alla sua
immagine pubblica” nei confronti dei colleghi, allora è probabile che per evitare questa situazione di fastidio, la volta successiva
non ripeta nuovamente l’errore.

Questo approccio non elimina l’errore che di per se, trattandosi si esseri umani, è impossibile da eliminare, ma lo riduce..

l’obiettivo finale però non è nemmeno quello, è piuttosto correggere un impostazione, un metodo di lavoro, un metodo di comunicazione e quindi anche
un approccio alla vita, alle questioni, ai problemi della vita stessa.

Troppo spesso affrontiamo i problemi credendo di risolverli con scorciatoie o soluzioni parziali (work around appunto) ma in realtà
li spostiamo soltanto nel tempo anche rendendocene conto (nei casi più gravi) semplicemente perchè la nostra istruzione, la nostra società
è abituata a ragionare in questo modo, dai tempi delle scuole siamo abituati a ragionare con il metodo problema – soluzione.

E molto raro il metodo causa – conseguenza – impatto – verifica.

– Ultimo punto a sfavore della soluzione Decano e che nessuno dei 30 presenti è intervenuto e ha mosso un dito. Magari erano daccordo, magari non hanno
ascoltato, magari non interessava nulla ragionarci su o non so che altro, però nessuno ha avuto nulla da dire.

Quando i due ragazzi sono venuti da me per altri motivi e ponendomi il problema di un documento compilato male ho chiesto loro se avessero rispettato
la procedura andando da chi aveva compilato il documento, mi hanno risposto raccontanodmi della risposta ricevuta dal decano, e così ne venni a conoscenza.

Io ho risposto loro che, secondo me, (non è un ufficio di mia competenza e non ho voce in capitolo) era una risposta del “piffero” e che un responsabile
o chi per lui non avrebbe mai dovuto dare una risposta del genere, che  dovevano parlarne con il loro diretto responsabile e che se anche
queso confermava la tesi del Decano, avrebbero dovuto contestare anche il loro capo stesso, forti del diritto morale e civile anche di arrabbiarsi.

Ho sottolineato il fatto che in quel modo non si sarebbe risolto il problema ma solo spostato nel tempo, ho detto loro che sono loro più di altri
che hanno oggi il potere in mano per provare almeno a cambiare le cose, ad opporsi a regole che gli sembrano sbagliate ad abitudini che producono
problemi, loro dovrebbero avere la forza, la voglia e la cattiveria per dire di no quando bisogna dire di no…

alla fine li ho visti spaesati ed impauriti, e li capisco anche.. però spetta in questo momento a loro, e a noi spetta di essere elementi di supporto.

Poi ho parlato direttamente con il Decano per confrontarmi sulla questione ma lui ritiene molto più importante la risoluzione immediata anche se apparente
del problema e in qualche modo giustifica l’interpretabilità delle procedure a fronte di un ragionameto su tempo e risorse sul quale non posso che annuire.
Ancora una volta tempo e denaro vengono al primo posto e nel loro nome qualsiasi cosa diventa secondaria.

Spero di esser riuscito con questo esempio a farvi mettere in discussione alcune abitudini, di permettervi di notare alcune scelte
fatte da noi o da altri e di prenderle in considerazione come esempi simili ai citati perchè anche voi possiate, sempre che lo ritenete sensato e giusto
almeno dire la vostra e se riscontrate una soluzione parziale ad un problema provare almeno a discuterne con l’intento di trovarne una globale.
   

POSTILLE IMPORTANTI:

– Questa è una mia fissa, nel testo ho citato una frase che spesso mi manda su tutte le furie
a tutte quelle persone che dicono:

“fino a ieri ho sempre fatto così e ha sempre funzionato”

dico sempre:

“anche chernobyl fino al giorno prima del disastro funzionava”

è una frase che non sopporto, grazie a quella frase non avremmo nemmeno inventato la ruota.. lo vogliamo capire che viviamo nel presente per costruire il futuro
e che il passato deve servire come insegnamento ma non ci è concesso dalla vita stessa di fermarci?? che le cose succedono sempre e solo nel presente?

– La storia citata è un modello che viene applicato moltissime volte e sul quale, secondo me ovviamente, nascono moltissimi dei problemi della società e dell’industria
di oggi, e nel caso dei politici non si discosta di molto, nel senso che molte volte anche loro usano spostare il problema invece di risolverlo, molte volte è impossibile
fare diversametne, altre è solo la soluzione più semplice, altre sono vere e proprie furbate, quello che temo e che moltissimi di noi al loro posto si scoprirebbero
portati a fare la stessa cosa…  un uomo solo non può cambiare il sistema… in questo sostengo che noi siamo corresponsabili della nostra classe politica e che loro siano
semplicemente lo specchio del paese. Tralasciando il discorso economico quello che risulta lampante è che non siamo più in grado di gestire e risolvere i problemi

Cito una parte di una frase geniale di Churchill per affrmare che

Pensare di correre contro il tempo o di riuscire a superarlo è come un uomo in piedi dentro un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico.
 

Set 16, 2013 - Riflessioni in Libertà    2 Comments

Arte e Critica

Recenti discussioni mi portano a proporvi questo nuovo tema di confonto:

Cosa secondo voi si può definire arte??

e di conseguenza chi è che può definirsi un critico d’arte?

Per me è Arte tutto ciò che comunica qualcosa in più rispetto a quello che si vede, sente, tocca.

Tutto ciò che si spinge oltre al tangibile e che attiva aspetti sensoriali attraverso se stessa.

Emozioni, ricordi, sorrisi, pianti, malinconie… tutto ciò che ti smuove, che ti fa riflettere.

Tutti possono fare arte, e allo stesso tempo l’arte può non arrivare a tutti.

Io non credo che l’arte sia qualcosa di universale che c’è o non c’è. Io credo che l’arte sia uno dei
legami nascosti dell’umanità.

L’ostinata ricerca di riunire in determinate regole e gruppi di appartenenza ogni singolo elemento attivo
o passivo della nostra vita, il continuo bisogno di dare nomi e significati alle cose che ci cirocondano ci portano
a definire arte anche ciò che arte non è e di escudere dalla definizione molte forme di espressione e comunicazione
che probabilmente conservano al loro interno molta più arte di quella che vogliamo riconsoscergli.

Molto spesso quello che noi definiamo Arte in base ai nostri canoni è realmente arte, ma ciò che la assegna al gruppo
mi rimane spesso ignoto.

Un opera di qualsiasi tipo, diventa opera d’arte dopo che alcune persone, alle quali viene riconosciuta una qualche
speciale abilità, stabiliscono che è un opera d’arte??

è il voler popolare che la trasforma in opera d’arte?? è una analisi tecnica che la trasforma in tale oppure è soltanto
l’opera di un artista e che pertanto sarà a “priori” definita opera d’arte??

Come capirete sono molto lontano dal mondo e dagli studi artisitici ma mi incuriosisce sapere da diverse fonti quale sia
il meccanismo mentale che ci associa all’arte o che voi nelle vostre vite associate all’arte.

A fronte di queste considerazioni spesso mi sono chiesto chi sia il “critico d’arte” e se non sarebbe più giusto chiamarlo
“critico di tecnica dell’arte” perchè infondo un uomo cosa può giudicare in un opera d’arte se non la tecnica??

Disquisendo di educazione

Quando lavoravo in Serbia, una sera durante una cena in un bel ristorante di Belgrado ricordo di aver avuto una discussione accesa con uno dei tecnici con cui collaboravo. Questa discussione riguadava l’educazione dei figli. In sintesi si discuteva tra “metodo tradizionale” e “metodo alternativo”, ma vi spiego. Non ricordo come si era arrivati a parlare di bambini, di scuola e di educazione e io me ne uscii con una frase del genere. Se fossi nato da famiglia ricca o per qualsiasi motivo io fossi una persona ricca non manderei i miei figli a scuola ma gli farei girare il mondo, non le scuole del mondo ma proprio il mondo stesso. Mi piacerebbe che imparassero a leggere e a scrivere vedendo persone che lo fanno, mi piacerebbe che imparassero la matematica, la geografia, la scienza vedendo persone che le applicano. Mi piacerebbe che imparassero il rispetto, l’educazione, il senso civico vendendo persone che non le applicano e persone che le applicano. Mi piacerebbe che conoscessero, parlassero, vedessero che per la stessa situazione, per lo stesso problema per la stessa attività esistono diversi approcci, diversi modi, diverse soluzioni e diversi fallimenti. Mi piacerebbero che imparassero dalla vita, dando loro la possibilità di cogliere ogni attimo, ogni cosa che li circonda come un possibile insegnamento, messaggio, dono. Mi piacerebbe provare in questo modo a fargli capire che tutto è scuola, tutto è vita, tutto non è nient’altro che una parte… mi piacerebbe che capissero che quello che sappiamo non è la realtà ma è quello che sappiamo e che ciò che non conosciamo non è che non esiste, è solo che non lo conosciamo… ecco come spenderei i miei soldi se ne avessi a disposizione molti per potermelo permettere. L’altra persona sostenava che era una follia, che i bambini senza un educazione impartita dalla scuola sarebbero cresciuti con mancanze, che la società li avrebbe esclusi e che quello non era il modo di idirizzare alla vita dei bambini o dei ragazzi che siano. Io non ne sono mai stato convinto… voi che ne pensate?

Lug 30, 2013 - Riflessioni in Libertà    2 Comments

A nanna sereno e orgoglioso

Questa sera mi preparo ad andare a dormire sereno ed orgoglioso, sereno perchè mi sento bene fisicamente, dopo praticamente due anni di stop assoluto (per uno che era abituato ad allenarsi almeno 4 volte a settimana nonostante avesse smesso da un pò di fare sport a livello agonistico è un eternità) sono riuscito ad andare a correre… e come al solito la corsa mi fa sentire bene, mi rilassa, mi risveglia, mi sfoga, mi rimette in pace con me stesso, sto bene, mi sento sereno….

 

orgoglioso perchè quando sono tornato dalla mia corsetta, dopo aver cenato Nicholas si è seduto sulle mie gambe e ha letto da solo ben 12 parole in un giornale… con qualche aiutino di pronuncia qua e là… però ha letto da solo, e ora io me ne vado a letto sentendomi il padre più orgoglioso del mondo…

 

e che il ricordo di questa sensazione in questa notte che “c’ha da venì” sia lunghissimo in modo da assoporarlo tutto per bene…


notte a chi mi legge…

Lug 16, 2013 - Riflessioni in Libertà    5 Comments

ELOGIO ALLA DIVERSITA’ – L’ESERCITO DEI FOTOCOPIATI –

ELOGIO ALLA DIVERSITA’ L’ESERCITO DEI FOTOCOPIATI

Forse la mia è solo un illusione, forse una speranza, forse una convinzione.

Mi sento diverso dalla massa.

Diverso da chi mi circonda.

Siano uomini, donne, ragazzi o anziani (forse tra tutti, quelli con cui mi sento più simile, se non altro per ottica di vita).

 

Non credo di essere una persona noiosa, generalmente con le persone che incontro o conosco parlo di tutto qualsiasi cosa, credo di essere discretamente autoironico, non mi offendo se qualcuno mi prende in giro e nemmeno se a prendermi in giro ci penso da me.

Non prendermi troppo sul serio mi aiuta a prendermi sul serio nei moenti che contano.

So si sbagliare ma questo non rappresenta un problema o ostacolo insormontabile per il mio ego quanto piuttosto la linfa vitale per analizzarmi, consoscermi e si spera migliorarmi.

Sono una persona sempre felice e sorridente, che adora l’ironia, quella condita con una buona dose di astuzia ed intelletto; non sopporto chi fa ironia volgare poggiando tutta la sua ironia sulla sola volgarità.

Non mi fa ridere. Mai.

Sostanzialmente mi ritengo una persona super normale, che non ama stare al centro dell’attenzione, anzi che adora passare innoservato (in modo da poter osservare senza dare nell’occhio, per portarsi avanti in caso di uno scambio di pensieri e parole, conoscendo già qualcosa delle persone che ho davanti).

E questo elogio alla diversità??? dove stà??

Osservo le persone che mi circondano, quando cammino per la strada, quando capita di incrociare o conoscere qualcuno quando sono al lavoro, lavorando in un azienda di quasi 400 dipendenti, di gente ne incontri, anche se magari non vorresti…

Osservo le persone e noto che se le vivo 1 a 1, cioè se scambio con loro quattro chiacchiere senza che ci siano altri intermediari, ognuna di loro mi sembra interessante, ognugna di loro ha una parte della sua storia da raccontare, con ognuna di loro dopo qualche minuto di conversazione ci imbattiamo in discorsi imprevisti, che esulano dalle quattro chiacchiere comuni che solitamente si fanno.

Sogni o desideri strani, passioni e hobbie fuori dal comune, racconti di tempo libero trascorso in modi alternativi insomma se non capita sempre, sicuramente molto spesso, mi imbatto in argomentazioni mai affrontate prima o almeno mai in modo così diretto.

Questa cosa non succede MAI se nella discussione siamo in più di due persone. Una conversazione di gruppo, basta anche uno solo terzo “incomodo”, porta le argomentazioni allo standard, annulla tutte le possibilità di fuga dagli schemi, annienta ogni tipo di interesse e spunto per una riflessione, trasforma in elettrocefalogramma piatto ogni impulso del cervello.

Sembra, come se, le persone si trasformino per forza suprema in altre persone con altre personalità. Sul lavoro specialmente, mi capita di imbattermi in flotte di giovani staggisti che sembrano davvero fotocopiati.

Non parlo di abbigliamento, look o cose simili… in questo a gruppi di 4 o 5 magari si distinguono pure.. parlo di approccio alla vita, alle persone, al lavoro, alle situazioni.

Sono tutti identici.. da sembrare un esercito… fanno perfino gli stessi errori in situazioni magari leggermente diverse, sembra che, vivano in simbiosi… fanno impressione.

Forse è una fissa, ma quando ti capita di sentirli parlare o che per qualsiasi assurdo motivo arrivino a farti vedere delle loro foto, anche queste sono tutte uguali… stesso sguardo, stesse pose, stessi segni con le mani, stessi bicchieri in mano, stessi occhiali, stessa posizione della sigaretta.. sono 10, sono 20, sono 30… sono tutti artisti con photoshop mi auguro…

Eppure presi singolarmente arrivano a sembrare anche interessanti.

Poi magari ti capita di imbatterti in persone solitarie, che parlano poco, che stringono pochi legami che apparentemente ti sembrano o sembrano insignificanti o trascurabili perchè più di un “ciao” non ti dicono perchè non fanno mai festa, perchè si isolano.. ti imbatti in qualche modo in loro, magari anche insistendo un pò, perchè spesso hai l’impressione di dargli quasi fastidio… e scopri un mondo..

un mondo nuovo, un mondo diverso…

scopri una vita di cui non conoscevi l’esistenza…

vieni rapito dal loro essere, dal loro modo di esistere… da quante cose racchiudono in se.

Da quante cose conscono, chi sa tutto di piante, alberi e fiori e magari passa il suo tempo libero andando a passeggio per le montagne della nostra zona e capisci che quando una di queste persone va a passeggio non lo fa con l’idea di passare qualche minuto o ora per poi raccontare ciò che ha fatto come fosse un impresa (ho bevuto 20 moiti, 4 avana cola di qua tre amari di la, poi sono andato a fare il bagno a Sistiana e ho fatto lo scemo con la bagnina…

di tutto ciò il livello di interesse rasenta lo zero assoluto)

ma lo fa per ascoltare i suoni o rumori, per vedere colori e orizzonti, per sentirsi parte di un pianeta che vive nell’ombra dei ogni giorno vissuto come la persona dei moiti, lo fa perchè sentirsi appartenere ad un sistema senza per forza violarlo o viverlo forzandolo, ma semplicemente sentirsi al centro di un mondo fantastico che nell’ombra vive e regala sensazioni, in ogni istante, che nemmeno immaginiamo.

Chi si isola e ascolta musica di ogni tipo carpendone tecniche ed emozioni, grazie alla musica è in grado di fare viaggi senza confini alimentando una fervida immaginazione che gli permette di assentarsi ed estraniarsi dal mondo quasi a fermare il tempo, a fermar la vita, che inesorabilmente fuori scorre ma che allo stesso tempo dentro di se non appare rinchiusa ne scandita da ore, giorni della settimana o scadenze prefissate.

C’è chi costruisce, qualsiasi cosa con ogni tipo di oggetto, chi lo fa bene, chi lo fa male…

c’è chi legge, chi sembra non far nulla.. c’è chi disegna e dipinge, chi fa l’uncinetto,

chi alimenta strane teorie e concetti.

 

Poi c’è chi conduce una vita normalissima, entro standard ed abitudini comuni e che qualche ora al giorno la dedica ad una passione, qualsiasi essa sia che non dipende in alcun modo dalle vite del prossimo.

C’è chi dedica parte del suo tempo libero al prossimo, o al pensiero che gli consente di pensare alle vite degli altri cercando un modo per renderle un pochino più serene, nei limiti delle sue possibilità e nei limiti delle possibilità dell’essere umano.

 

E poi c’è chi trascorre il suo tempo in modi che non ho ancora avuto modo di esplorare e conoscere.

Ogni attimo in cui mi imbatto in queste diversità mi sento vivo e sento che la vita è qualcosa di meraviglioso che fino all’ultimo istante ci da modo di soprederci e di consocere cose di cui fino a qualche secondo prima ignoravamo l’esitenza…

è quel senso di sopresa, di scoperta ci fa sentire per qualche istante immortali, perchè riusciamo a capire che di attimi come quello potremmo viverne talmente tanti da non riuscire a stabilire un numero che possa contenerli.

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